Continuiamo sulla stessa lunghezza d’onda dell’ultimo articolo. Magari leggendolo ti sarai chiesto: “cosa posso fare io, nel mio piccolo, per evitare questo tipo di discriminazione?” Beh, per iniziare potresti imparare quelle che sono le regole basiche per comunicare con le persone sorde.

Spero inoltre che ci sia qui anche tu, caro collega, a leggere questo articolo che ti potrebbe aiutare a interagire con i tuoi eventuali pazienti sordi.

persona sorda al centro con due coppie di persone che parlano tra di loro ai suoi lati

Cosa fare per farsi capire?

  1. Se stai parlando con una persona sorda, la vostra distanza non deve mai superare il metro e mezzo per consentirle di leggere più agevolmente il labiale. È anche la distanza sociale di sicurezza che si deve mantenere in questo periodo, nessun altro numero da ricordare, cosa vuoi di più?!
  2. Bisogna parlare con il viso rivolto verso la luce. La fonte luminosa deve illuminare il tuo volto, non abbagliare la persona sorda. Assicurati quindi di non avere la luce alle spalle.
  3. Quando parli devi tenere ferma la testa. Non puoi girarti per fare un’altra cosa e continuare a parlare con la speranza di essere capito. Sicuramente non sarà così.
  4. Il tuo viso deve essere a livello degli occhi della persona sorda.
  5. Devi parlare distintamente, ma senza esagerare. Non devi storpiare la pronuncia in alcun modo. La lettura labiale infatti si basa su una pronuncia corretta.
  6. Parla con un tono di voce normale. Non è necessario gridare. La velocità del discorso deve essere moderata: né troppo rapida, né troppo lenta.
  7. Usa frasi corte e semplici seppur complete. Non occorre parlare in modo infantile. Metti in risalto la parola principale della frase. Usa espressioni del viso in base al discorso. Forse non lo sai ma nella lingua dei segni, tutta la grammatica è data dall’espressione facciale.
  8. Non tutti i suoni della lingua parlata sono visibili sulle labbra. Fa’ quindi in modo che la persona sorda possa distinguere ogni suono.
  9. Nel caso di nomi propi (di città, di persona etc.) oppure nel caso di nomi inconsueti, la persona sorda, per quanto si sforzi, può non riuscire a recepire il messaggio. Tu non spazientirti, cerca di fargli capire cosa intendi, prova a scrivere la parola in stampatello oppure, ancora meglio, usa la dattilologia, se la conosci ovviamente. Questo perché nei casi elencati la lettura labiale risulta difficile.
  10. Anche se la persona sorda porta le protesi acustiche, non sempre riesce a percepire perfettamente il parlato. Rispetta quindi queste regole di comunicazione.
  11. In una conversazione di gruppo o conferenza, aiuta la persona sorda a capire i punti chiavi e gli argomenti principali. Come? Ripetendondogli seguendo queste regole ciò che di più importante viene detto nel discorso. Favorisci la lettura labiale.

Cosa non fare invece?

  1. Non toccare mai le protesi. Se si presentasse nel nostro studio una persona portatrice di protesi acustica, facciamo attenzione a non toccarla o, ancora meglio, facciamogliela togliere. Lo stesso vale per la componente esterna dell’impianto cocleare.
  2. Evita di parlare all’orecchio. La persona sorda non ti può sentire. Mettiti piuttosto di fronte a lei cosicché ti possa leggere il labiale.
  3. Evita di parlare di spalle. Abbastanza ovvio no?! Visto quanto abbiamo detto fin’ora, ma non si sa mai, meglio specificare, magari lo si fa inavvertitamente.
  4. Urlare non serve. Se non ci sente, non ci sente, è inutile alzare il tono di voce.
  5. Tantomeno parlare velocemente serve.
  6. E nemmeno parlare lentamente serve. Abbiamo detto prima che non bisogna storpiare le parole.
  7. Gesticolare non serve. Comunicare con la lingua dei segni è tutt’altra cosa. Non sono gesti messi lì a caso.
  8. Non serve chiamare al telefono un sordo. Se devi, per esempio, fissare o ricordare un appuntamento, prendilo di persona o mandagli piuttosto un messaggio su whatsapp. Se invece vuoi spiegargli qualcosa videochiamalo, ora siamo diventati tutti esperti in questo.
  9. Non fissare le persone sorde come se fossero degli alieni venuti da un altro mondo che usa una lingua tutta loro per parlare. Sì, è vero, magari non siamo abituati a questo tipo di comunicazione, ma mettiti un attimo nei loro panni: come ti sentiresti se, mentre parli con un amico, una persona sta lì a fissarti come se fossi un animale da circo?!
  10. Non si dice sordomuto, audioleso, non udente, ma SORDO!
Ecco qui il video di Mai dire sordomuto, da dove sono state prese le 10 cose da non fare con un sordo.

Trucchi per il mestiere

Molti, data la situazione attuale, ma anche tanti colleghi odontoiatri potrebbero pensare: ‘e con le mascherine come si fa?’ È vero, il nostro lavoro ci obbliga a indossare un dispositivo di protezione davanti alla bocca, impedendo così alla persona sorda di poterci leggere il labiale. Quindi, come fare?!

Io ti suggerirei di spiegare tutto al paziente prima di entrare nella sala operativa. Togliti la mascherina e intraprendi un colloquio con lui in uno spazio che permetta mantenere la distanza interpersonale. Spiegagli quindi tutto il procedimento con le accortezze che ti ho descritto precedentemente. Stabilisci poi con il tuo paziente un segnale che ti possa far capire la necessità di interrompere momentaneamente il trattamento (per dolore, per stanchezza etc.). Una volta chiariti tutti i passaggi, ri-indossa la mascherina, passate alla sala operativa e iniziate il trattamento.

Un’altra opzione potrebbe essere quella di fornirsi di mascherine con una finestrella trasparente a livello della bocca, create apposta per parlare con le persone sorde in modo da permettere loro di leggere il labiale. Ma so che in questo momento, in Italia, sono difficilmente reperibili. In ogni caso ti rimando a questo blog che ti permette di trovare le aziende che le forniscono in base alla regione in cui ti trovi.

Ragazza che indossa mascherina con finestrella trasparente per persone sorde.

Spero di essere stata chiara e che questi suggerimenti per comunicare con le persone sorde vi possano tornare utili. Facciamo insieme un altro passo verso l’inclusione.